Nell’articolo precedente “Da Voce Critica a Voce Gentile in 3 Semplici Passi” vi ho parlato della figura del critico interiore e di come riesce a sabotare le nostre iniziative e ci impedisce di vivere la vita che ci meritiamo. Quindi la prima delle strategie che ho messo in atto è stata quella di iniziare ad esserne consapevole.

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“Il critico interiore – Il primo passo è esserne consapevoli”

Questa è la cosa più importante, accorgersi è la chiave di tutto, la maggior parte delle persone fa fatica ad esserne consapevole, perchè questa figura è con noi da molto tempo. Secondo Hal e Sidra Stone, autori del libro “Il critico interiore”, questa figura si sviluppa nell’infanzia per facilitare l’adattamento del bambino al mondo circostante, che deve rispondere alle richieste dei genitori e della società e renderci più accettabili.

Il suo compito è di criticarci e correggere il comportamento prima ancora che possano farlo gli altri per non correre il rischio di essere respinti, che è una delle paure più profonde. Questa paura, ha rappresentato una funzione vitale nella nostra evoluzione. Se il nostro discendente fosse stato ostracizzato dalla propria tribù infatti, il suo allontanamento avrebbe rappresentato una sorta di condanna a morte. Da solo non sarebbe sopravvissuto a lungo! La funzione del critico interiore è quella di “correggere” il nostro comportamento per non essere più allontanati dalla nostra tribù.

A lungo andare diventa come la musica sull’ascensore, un sottofondo e non ci prestiamo attenzione. La prima cosa da fare è quella di sviluppare un certo grado di presenza mentale, scopo principale dell’allenamento di Mindfulness. Quando notiamo che c’è qualcosa che non ci piace di noi, iniziare a prestare attenzione ai pensieri che ci ronzano in testa e individuare quelli particolarmente giudicanti.

Quindi semplicemente diciamo a noi stessi “noto che il mio critico interiore è qui e sta parlando” e ciò ci ridà il controllo. Iniziamo a non identificarci per forza con quello che dice e questo è un primo passo importante. Senza consapevolezza il giudizio si impossessa della nostra mente e l’unica nostra opzione è di crederci. D’altra parte è quello che abbiamo fatto per così tanto tempo.

Chiediamoci chi sta parlando veramente?

Noi interiorizziamo i messaggi negativi che ascoltiamo quando siamo piccoli, magari quelli di uno dei genitori che era troppo severo o di un insegnante poco comprensivo, oppure quelli dei bambini che ci prendevano in giro.

Quando riusciamo ad identificare la fonte originale del nostro pensiero critico, proviamo a chiamarlo per nome. Se la maestra che ci sgridava e ci diceva che non avremmo combinato mai niente nella vita si chiamava sig.na Rossi, possiamo rispondere alla voce interiore dicendo, non sono io che parlo ma è la sig.na Rossi.

È molto importante separarci dal nostro critico, anche se non riusciamo ad identificare nessuno in particolare. Possiamo sempre ripeterci “non sono io che parlo, è il mio critico interiore”.

La tendenza del critico interiore è quella di mettere in evidenza le nostre parti più negative, quindi riuscire a non identificarci in quello che ci dice è fondamentale, altrimenti perdiamo di vista e non diamo valore a tutto ciò che abbiamo di positivo.

 

Chiara Tedeschi

Dottoressa in Fisioterapia ed Insegnante Mindfulness

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