Nel mio articolo della settimana scorsa Mindfulness: l’amica del cuore, parlavo di come la Mindfulness sia a tutti gli effetti un aiuto nella lotta alle malattie cardiovascolari e di come sia importante per il nostro benessere psicofisico gestire la risposta dell’organismo allo stress.

Viviamo in un mondo in cui le situazioni che provocano stress mentale e fisico sono in continuo aumento. Il nostro cervello è programmato a rispondere in maniera ottimale quando si presenta una situazione di estremo pericolo (stress acuto). In queste situazioni viene attivata in tempi  brevissimi la cosiddetta reazione “attacco o fuga”.

Prima responsabile dell’attivazione di questo riflesso è l’amigdala.

L’amigdala fa parte del cosiddetto encefalo umano, la parte profonda in cui prevalgono le emozioni basiche, come la rabbia, la paura e l’istinto di sopravvivenza, essenziale senza dubbio per la sopravvivenza di tutte le specie. L’amigdala, quella struttura a forma di mandorla fa parte del sistema limbico e processa tutto ciò che ha a che vedere con le nostre reazioni emotive.

Allo scopo di preparare l’organismo ad uno sforzo psicofisico importante, le ghiandole surrenali, cominciano a secernere quelli che gli scienziati chiamano ormoni dello stress, adrenalina e cortisolo. Questi ormoni innescano una reazione grazie alla quale il nostro corpo si prepara letteralmente allo scontro, ma quando il pericolo è passato il corpo tende naturalmente a rilassarsi.

Questa reazione esiste per fare fronte a una minaccia che originariamente, per l’uomo “preistorico” era un pericolo grave e imminente ed è generata dal cervello per essere usata nel breve periodo.

Al giorno d’oggi però, le minacce possono essere anche eventi apparentemente di minima entità e non effettivamente reali. Ad esempio la preoccupazione riguardo al futuro e paure di vario genere. Così questa reazione  di difesa rimane innescata per giorni o mesi, disattivando il nostro meccanismo naturale di auto riparazione.

Come possiamo diminuire l’impatto della nostra risposta allo stress, il cosiddetto riflesso “attacca o fuggi”?

Ecco almeno 8 cose da evitare

1. Vivere in solitudine

Siamo animali sociali, non siamo fatti per vivere soli e abbiamo bisogno di compagnia, fin dall’età della pietra vivere in una tribù ci faceva sentire al sicuro. Stare troppo da soli, non poter condividere le proprie emozioni quindi, può segnalare all’amigdala uno stato di pericolo e attivare la risposta allo stress.

È provato che le persone che fanno parte di una comunità unita, sia famigliare che culturale corrono metà dei rischi di sviluppare una patologia cardiovascolare rispetto a quelle che vivono da sole.

2. Avere un atteggiamento pessimista

Chi pensa costantemente in negativo, sicuramente manda segnali di pericolo all’amigdala in ogni momento della giornata. Pensieri come “non ci sono abbastanza soldi”, “nessuno mi vuole bene”, “non valgo niente”, “andrà sempre peggio” e via dicendo, stimolano al risposta allo stress nel nostro corpo.

L’ottimismo, fa bene al cuore. Sempre nuove ricerche confermano il fatto che essere positivi aiuta il nostro organismo. Soprattutto ci tiene lontani da attacchi cardiaci, ictus e altre malattie cardiovascolari.

3. Relazioni dannose

Abbiamo visto l’importanza che ricoprono le relazioni nel mantenimento del benessere e della salute. Quandoperò le relazioni sono dannose e ci sentiamo minacciati sia emotivamente che fisicamente, il nostro sistema nervoso percepisce questo come un pericolo.

4. Vivere in uno stato di ansia

L’ansia e la preoccupazione mandano segnali di pericolo all’amigdala. Se passiamo parte del tempo a preoccuparci di tutto quello che può accadere, siamo certi che tutto ciò non farà che stimolare la nostra risposta da stress.

5. Trauma dell’infanzia

Tutte le esperienze che abbiamo vissuto sono immagazzinate nell’amigdala. Tutte le volte che nella vita corrente si verifica un evento che a livello emotivo ci ricorda un’esperienza passata, l’amigdala può attivarsi senza che ce ne rendiamo conto.

Fattori scatenanti del tutto inconsci possono essere posti, odori, rumori o suoni.

6. Covare risentimento

Quando coviamo risentimento, sia verso persone o situazioni, attiviamo l’amigdala, continuare a rimuginare sui torti subiti, su quello che avremmo potuto fare o non fare.  Sono pensieri che il nostro sistema nervoso interpreta come pericolo e agisce di conseguenza.

7. Provare rabbia

Quando si prova rabbia il nostro organismo subisce delle modificazioni, si prepara ad agire, ad attaccare, ad aggredire e quindi anche il fisico si modifica per affrontare la minaccia. Mette in atto una serie di variazioni psicofisiologiche tipiche, come l’accelerazione del battito cardiaco, l’aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione delle parti periferiche del corpo, l’aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Tutto questo ci dice che il nostro corpo è pronto a difendersi contro il presunto pericolo percepito.

8. Sentirci indifesi

Essere indifesi è sinonimo di grande vulnerabilità e questa emozione viene interpretata dall’amigdala come segnale di pericolo, mettendo in moto la reazione da stress.

Se nel leggere questi punti vi riconoscete in parecchi di loro, non preoccupatevi, vuol dire che iniziate ad esserne consapevoli e riconoscere che forse è il momento di iniziare a controbattere i punti di difficoltà ad uno ad uno.

Coltivare la consapevolezza di ciò che scatena la nostra risposta allo stress è la chiave per diminuire la reattività dell’amigdala e permettere ai nostri meccanismi di auto guarigione di lavorare al meglio.

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