Per queste mie considerazioni prendo spunto dalla ricerca della McGill University:

“Lo stress è definitivamente uno dei fattori determinanti della demenza. Questo è il risultato della ricerca condotta da Sonia J. Lupien, del Laboratorio di ricerca sullo stress della McGill University. La ricercatrice ha tenuto sotto controllo un gruppo di uomini adulti, tutti sottoposti a forte stress, misurabile attraverso gli alti livelli dell’ormone cortisolo presente nel loro sangue, per cinque anni. La Lupien ha così potuto rilevare una diminuzione media del 14% del volume dell’ippocampo oltre a uvecchna riduzione della memoria e delle facoltà cognitive che hanno sede proprio in questa parte di cervello”

Lavoro e ho lavorato con pazienti anziani a lungo ed ho scoperto che non ci sono regole sul modo di invecchiare. Il tempo passa per tutti, ma per qualcuno il processo è accelerato dal peso delle ferite che si porta addosso quotidianamente.

Credo che il peso dei traumi che abbiamo subito, condizioni molto il modo di invecchiare. La demenza, termine generale per diminuzione delle facoltà mentale, potrebbe essere un collasso della mente che deriva da dover sopportare un peso troppo grosso .

Quello che da sempre ho notato nelle persone affette da demenza è la continua preoccupazione riguardo a fatti del passato.  Alcuni di loro, sono convinti di avere ancora dei figli piccoli o dei genitori dai quali devono tornare.

Quello che secondo me hanno in comune è il fatto di essere ossessionati da ferite del passato, ferite che possono addirittura paralizzare la mente.

Credo che tutti noi siamo stati feriti, tutti abbiamo avuto dei traumi e queste ferite possono annebbiare la nostra percezione della realtà. Immaginiamo di portarci addosso le ferite come se fossero dei pesi, per tutto il giorno, tutti i giorni e pensiamo all’effetto che possono fare.

Immaginiamo che cosa succederebbe se il peso fosse più leggero, se smettessimo addirittura di portarlo.

Come invecchieremmo?

È difficile ripristinare le funzioni mentali , quando il filo che ci lega alla realtà si è interrotto. Credo che però  imparare tecniche di rilassamento e sopratutto praaticare la mindfulness possano rallentare il processo, aiutandoci a prenderci la responsabilità della nostra salute, non soltanto per noi stessi ma per i nostri cari e per la collettività. La prevenzione si rivela sempre la medicina migliore.

Credo che non possiamo sapere in anticipo  che cosa ci riserverà la vita, ma  possiamo certamente imparare a lasciare andare tutto quello che non ci serve più.

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