La resilienza è la capacità di un individuo, di un gruppo o di un sistema di affrontare, superare e adattarsi positivamente a situazioni di stress o di cambiamento. In altre parole è la forza interiore che ci permette di resistere agli urti della vita, di rialzarci dopo una crisi e di continuare a crescere diventando, persone migliori.
Viviamo in un periodo difficile, ma a livello personale, più il mondo esterno è difficile, più è importante attingere a forze interiori come la capacità di affrontare le situazioni e la resilienza.
Abbiamo tutti credo, conosciuto persone che hanno dovuto affrontare periodi di grande difficoltà nella vita; a volte penso ai miei nonni, alla guerra con tutto il suo corollario di angoscia, privazioni e lutti, oppure a persone che sono riuscite a riprendersi da un cancro o da una malattia cronica, riorganizzando la propria vita.
Un altro grande esempio del potere della resilienza sono le Comunità colpite da disastri naturali. Un paese devastato da un terremoto che si organizza per ricostruire case, scuole e infrastrutture con il contributo di tutti.
Ma ancora, una delle grandi lezioni del potere della resilienza ci viene dalla natura: la Rigenerazione di una foresta dopo un incendio, quando molte specie vegetali e animali riescono gradualmente a ripopolare l’area, adattandosi alle nuove condizioni. Oppure l’adattamento climatico dove alcune piante o animali modificano il loro comportamento o ciclo vitale per sopravvivere ai cambiamenti.
Ci sono 2 persone tra i moltissimi esempi di resilienza che mi hanno ispirato in modo particolare: uno è Nelson Mandela il grande attivista anti-apartheid, incarcerato in circostanze crudeli per 27 anni a Robben Island.
Nelson Mandela ha sofferto moltissimo. Ha dovuto sopportare condizioni difficili tra cui il lavoro fisico con condizioni meteorologiche terribili e l’isolamento.
Nelson Mandela meditava ogni giorno e recitava anche una poesia, una poesia intitolata Invictus. Invictus deriva dal latino. Il suo significato è “Invincibile”.
Questa poesia fu scritta da William Ernest Hendley nel 1875. William era in ospedale mentre si stava riprendendo da un intervento chirurgico e compose la poesia come un modo per assicurarsi di poter sopportare la malattia e di uscirne con resilienza.
INVICTUS
Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un estremo all’altro,
Ringrazio qualunque dio ci sia
Per la mia anima invincibile.
Nella stretta morsa delle avversità
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina, ma non si china.
Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore della fine.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, impavido.
Non importa quanto stretta sia la porta,
Quanto impietoso sia lo scorrere della vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.
E Nelson Mandela recitava quella poesia ogni giorno mentre camminava avanti e indietro verso il lavoro. Recitava anche il mantra più volte. “Sono padrone del mio destino.” “ Sono il capitano della mia anima”. E lo faceva per assicurarsi di mantenere un atteggiamento positivo di fronte alle avversità.
Lasciò la prigione dopo 27 anni e per il resto della sua vita lavorò instancabilmente in Sudafrica per riconciliare le divisioni tra la comunità nera e quella bianca.
Un altro uomo che soffrì enormi sofferenze fu Viktor Frankl, psichiatra e neurologo austriaco, il quale durante la sua vita, fu testimone e vittima di orrori inimmaginabili. Arrestato dai nazisti e deportato ad Auschwitz, perse gran parte della sua famiglia nei campi di concentramento. Questa terribile esperienza segnò profondamente la sua vita e il suo lavoro.
Frankl osservò che chi riusciva a trovare un motivo per sopravvivere, anche in situazioni estreme, era più resistente alle avversità. Nel suo libro più famoso, “Alla ricerca del significato della vita”, Frankl racconta la sua esperienza nei campi di concentramento nazisti e spiega come la ricerca del significato sia stata una risorsa fondamentale per superare le sofferenze inumane vissute. Il suo messaggio è chiaro e potente: anche nelle condizioni più dure, ogni persona può trovare uno scopo e dare un senso alla propria esistenza.
Frankl ha sottolineato che anche quando tutto viene tolto a una persona, questa può conservare l’ultima delle libertà umane: la libertà di scegliere il proprio atteggiamento in qualsiasi circostanza. Ed è proprio questo il potere della resilienza.
Nel corso della nostra vita, tutti noi sperimentiamo crisi e problemi su cui non abbiamo alcun controllo. L’unica cosa su cui abbiamo sempre il controllo è il modo in cui affrontiamo la situazione. In tempi di crisi, la mente può facilmente essere sopraffatta e sfociare nella negatività.
Sulla base della mia esperienza personale su come sviluppare il potere della resilienza, ecco tre cose che possiamo fare:
1 Praticare la meditazione
Il fatto che entriamo in un ciclo di negatività non è inevitabile. È semplicemente il risultato di una mente non allenata. Abbiamo tutti una mente instabile e la pratica della meditazione ci aiuta a calmarla.
E’ necessario far riposare la mente: proprio come gli atleti devono riposare quando non si allenano, anche noi abbiamo bisogno di riposare la mente. E lo facciamo con la meditazione, dando alla mente un supporto come il respiro su cui concentrarsi. Non possiamo eliminare i pensieri ma possiamo notare la tendenza della mente a seguirli e riportare l’attenzione con gentilezza a qualcosa di neutro come il respiro
Abbiamo circa 60.000 pensieri ogni giorno. Non possiamo fermarli. Se fermassimo i pensieri, saremmo morti. Ma quello che possiamo fare è imparare a non farci coinvolgere. Ed è questo che la meditazione ci insegna.
E col tempo, la mente impara di avere una scelta, quella di non aver bisogno di identificarsi con i pensieri e di conseguenza di non entrare in un ciclo di negatività.
2. Ricordare la nostra forza
Un altro strumento per la resilienza è ricordare i momenti in cui ci siamo sentiti forti e determinati. Potrebbe essere stato quando abbiamo superato un periodo difficile, una malattia o problemi di lavoro. Sintonizziamoci sulla sensazione interiore di coraggio e di resilienza.
3. Connetterci con gli altri
Nel cervello, le esperienze sociali positive possono, calmare il nostro sistema nervoso autonomo. Questo è uno dei motivi per cui ci rilassiamo in presenza di persone che ci piacciono. L’ossitocina tende ad aumentare, il che riduce l’ansia e favorisce un senso di calma e benessere.
Questo ormone inoltre gioca un ruolo fondamentale nel rafforzare i legami sociali, non solo quelli familiari, aumentando il senso di fiducia e affetto tra le persone.
Ho preparato una serie di podcast sul tema della resilienza. Ecco il LINK per ascoltare il primo esercizio



