Fomo e i social: la paura di perdersi qualcosa

Nel 2013 l’Oxford English Dictionary, ampiamente riconosciuto come il dizionario di inglese più autorevole ed esaustivo del mondo, ha aggiunto una nuova importante parola al suo elenco. Una di quelle parole che, se si inizia ad usarla spesso, diventa parte della cultura popolare e questa parola è F.O.M.O. un acronimo che sta per “fear of missing out,” ovvero paura di perdersi qualcosa.

Definisce l’ansia scatenata dal pensiero di non partecipare a eventi o serate interessanti, spesso sollecitata dai post sui social come facebook, twitter o instagram.

Questa parola ed il fatto che sia stata inserita nel dizionario, secondo me dice molto sulla nostra fragilità e sulla cultura dominante in generale e sugli aspetti che la rappresentano.

Qualche mese fa si è svolto, a pochi passi da dove vivo, un evento di portata mondiale, “The floating pier” sul lago di Iseo. In questa circostanza, ho potuto osservare direttamente su di me l’effetto della parola “Fomo” e di quello che rappresenta.

Avevo già deciso, per vari motivi, di non andarci, ma confesso che la vista dei selfie e dei post giornalieri, addirittura in tempo reale dei miei amici virtuali e non, mi ha scatenato qualche attacco di “Fomo”. Fortunatamente con l’aiuto della mia pratica di Mindfulness, ho usato queste emozioni per essere più consapevole delle mie reazioni e sono riuscita ad osservarle. Ma cosa mi sarebbe successo qualche anno fa?

Questa parola simboleggia proprio gli aspetti più comuni del nostro atteggiamento mentale, l’ansia prodotta dal fatto che non possiamo essere dappertutto e che c’è probabilmente qualcosa di incredibile che ci stiamo perdendo proprio in questo momento.

Ma quest’ansia che cosa produce dentro di noi ?

Naturalmente ci separa completamente dal momento presente e ci rende impossibile godere del qui ed ora, la nostra mente è focalizzata solo sul pensiero che ci stiamo perdendo qualcosa di importante.

Siamo sempre stati attratti da quello che non abbiamo, “l’erba del vicino è sempre la più verde” è un famoso proverbio della cultura popolare, ma ai giorni nostri  i social sono diventati terreno fertile per la ”Fomo”.

Siamo continuamente bombardati da post che ci mostrano cose meravigliose, feste divertentissime, piatti incredibili, successi lavorativi clamorosi, vacanze in posti tropicali, famiglie serene e così via.

Abbastanza per deprimerci, non è vero?

Purtroppo questo fenomeno non è destinato a diminuire, anzi……

Qual è l’alternativa?

“Fomo” come indica l’acronimo trova le sue radici nella paura ed indica un atteggiamento mentale che denota scarsità, deriva dalla convinzione che il momento presente non sia abbastanza, indica che ci stiamo paragonando agli altri e siamo sempre in perdita.

A questo proposito ti do tre semplici suggerimenti che ti daranno la possibilità di cambiare la relazione con i social e creare più spazio per la gioia invece che per l’ansia e la paura.

  1. Considera che nella vita i momenti di alti e bassi si avvicendano per tutti, ma in genere poche persone scrivono volentieri post, nei quali si possa intuire come si sentano depressi.
  2. Resisti al bisogno di riempire i momenti vuoti, controllando quello che avviene su facebook. Prova a notare quando senti il bisogno di controllare e chiediti quanto è importante farlo veramente, perché in questo modo potresti perderti qualcosa di bello che sta succedendo proprio ora. Se ti riesce, fermati….prova soltanto per un minuto a respirare o ad ascoltare i suoni.
  3. Resisti al bisogno di documentare qualsiasi cosa. Sei al ristorante con qualcuno? Non c’è bisogno di far sapere ai tuoi 1500 amici cosa stai mangiando e controllare poi quanti mi piace hanno messo sul post. Considera che questo è solo un tuo tentativo di alimentare la “fomo” di qualcun altro, la tua necessità di dimostrare che stai vivendo una vita degna di nota.

L’ultimo suggerimento è che, anche quando non riesci a farne a meno, fai come faccio io quando indugio un po’ troppo sui social: cerco di esserne consapevole e di essere gentile con me stessa, capisco che certe cose non mi fanno bene e magari le faccio ugualmente, ma a piccole dosi.

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