Coltivare la gentilezza…5 buone ragioni per farlo

Le ragioni per coltivare la gentilezza sono anche più di 5, a patto però che sia sentita in modo autentico. Ma come riconosciamo la gentilezza autentica? Ce lo dice il nostro corpo, lo dicono le sensazioni  di calore apertura e anche il sorriso che nasce spontaneo agli angoli degli occhi. Spesso negli incontri di Mindfulness, quando introduco la pratica della gentilezza mi piace iniziare con questa poesia di Danusha Lameris:

Penso al modo in cui, quando cammini

in un corridoio affollato, gli altri spostano le gambe per farti passare.

O come tra sconosciuti ci si dica ancora “Salute!” quando qualcuno starnutisce,

lascito della peste bubbonica. «Non morire», gli stiamo dicendo.

A volte, quando ti cadono i limoni dalla busta della spesa, qualcuno ti aiuta a raccoglierli.

Per lo più, non ci vogliamo fare del male.

Vogliamo ricevere la nostra tazza di caffè caldo e ringraziare la persona che ce la porge.

Sorridere e avere indietro un sorriso.

Dalla cameriera che ci dice “ecco cara” quando ci porta la zuppa con le vongole.

E dall’autista del camioncino rosso che ci fa passare.

Abbiamo così poco gli uni degli altri, ora.

Siamo così lontani dalla tribù e dal fuoco.

Soltanto questi brevi attimi di scambio.

E se fossero la vera dimora dei santi,

questi templi fugaci che costruiamo insieme quando diciamo

“Prendi pure il mio posto”,

“Prego, passi prima lei”

“Che bel cappello che hai”.

 

Ma perchè è così utile coltivare la gentilezza?
  • Migliora le relazioni: essere gentili con gli altri può aiutare a costruire relazioni più forti e positive con amici, familiari, colleghi e persino estranei. Può anche aiutare a promuovere un senso di comunità e di appartenenza.
  • Riduce lo stress: la gentilezza aiuta a ridurre i livelli di stress, sia per chi la fa che per chi la riceve. Aiutare gli altri, può dare un senso di scopo e significato nella vita.
  • Promuove l’empatia e la comprensione: quando siamo gentili con gli altri, sviluppiamo una maggiore empatia e comprensione nei confronti delle loro esperienze e prospettive. Ciò porta ad una maggiore tolleranza e accettazione delle differenze.
  • La gentilezza è contagiosa! quando compiamo atti di gentilezza, ispiriamo anche gli altri a fare lo stesso. Questo può creare un circolo virtuoso, per cui la gentilezza si diffonde da una persona all’altra, creando un mondo più positivo e compassionevole.
  • È stato dimostrato che la gentilezza aumenta i sentimenti di felicità e benessere. Quando aiutiamo gli altri, proviamo un senso di soddisfazione e appagamento che può migliorare il nostro umore e la visione generale della vita.

Nel complesso, la gentilezza è importante perché ha il potere di migliorare il nostro benessere, rafforzare le relazioni, ridurre lo stress, promuovere l’empatia e la comprensione e creare un mondo più positivo e compassionevole

Ma cosa succede nel corpo nel coltivare la gentilezza?

Quando ci impegniamo in atti gentili, il nostro corpo produce ossitocina, un ormone che promuove il legame sociale e riduce lo stress. Questo può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna e ridurre i sentimenti di ansia e depressione.

La funzione immunitaria migliora: recenti ricerche hanno scoperto che praticare la gentilezza può rafforzare il nostro sistema immunitario aumentando la produzione di anticorpi e altre cellule immunitarie. Questo può aiutarci a combattere le malattie in modo più efficace.

Riduce l’infiammazione: l’infiammazione cronica nel corpo è associata a una serie di problemi di salute, dalle malattie cardiache alla depressione. La ricerca ha dimostrato che praticare la gentilezza può aiutare a ridurre i livelli di infiammazione nel corpo, migliorando così il benessere generale.

E se tutto questo non fosse abbastanza chiudi gli occhi e pensa ad una gentilezza che hai ricevuto, anche piccola, e nota le sensazioni del corpo, magari un sorriso si forma spontaneo dagli occhi oppure percepisci un maggiore senso di rilassamento nel corpo.

Vuoi provare?

Dedicati 5 minuti per coltivare la gentilezza seguendo il mio podcast “Mindfulness in pillole”

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