Recuperare saggezza e libertà con gli anni e invecchiare bene-C.Tedeschi
Recuperare saggezza e libertà con gli anni e invecchiare bene.

Non sarebbe fantastico se ci fossero più esempi culturali che mettono in primo piano valori come la saggezza, l’equilibrio, l’obiettività che spesso le persone che invecchiano con serenità, possiedono? Togliere l’alone di negatività intorno ad una fase non solo normale, ma anche positiva della vita. È ora di cambiare paradigma. E ripartire.

Quando pensiamo a come invecchieremo, ci vengono in mente i nostri genitori o i famigliari e magari siamo convinti che la genetica sia un fattore molto importante. Le ricerche hanno invece provato che per le persone che superano i 65 anni di età, solo il 30% della salute fisica è dovuto alla genetica. Ciò significa che più del 70% di come invecchiamo è collegato alle scelte di vita e ad altre variabili che sono sotto il nostro controllo.

Credere che la genetica determini al 100% l’invecchiamento, può essere fuorviante poiché ci porta ad avere un atteggiamento passivo nei confronti dello scorrere degli anni. Se crediamo che invecchiare sia geneticamente determinato, possiamo anche pensare che le nostre scelte in termini di cibo o di esercizio fisico non siano importanti.  Quello invece di cui abbiamo bisogno è di prenderci la responsabilità della nostra salute e del nostro benessere fisico e psichico. Su tutto ciò possiamo intervenire a qualsiasi età.

Invecchiare è la conseguenza del continuare a vivere, l’alternativa è la morte.

Chi ha la fortuna di vivere, invecchia… non c’è alternativa. Se riflettiamo è straordinario pensare che se arriviamo a vivere fino ad almeno 80 anni abbiamo avuto il grosso vantaggio di aver vissuto la giovinezza e molte altre stagioni della vita. Cosa che non è garantita a tutti.

Al giorno d’oggi assistiamo ad una vera e propria rivoluzione, poiché grazie al progresso della medicina si vive più a lungo e si può vivere bene. Ricerche dimostrano che moltissimi anziani vivono una vita soddisfacente, hanno buone relazioni sociali, si occupano degli altri oltre che dei componenti della famiglia.

Sfortunatamente pregiudizi e stereotipi legati all’età: il cosiddetto “ageismo” influiscono su come viene percepito lo scorrere del tempo.

La parola ageismo è stata coniata nel 1969 da Robert N. Butler psichiatra americano. Consiste nella discriminazione e la stereotipizzazione verso le persone a causa dell’età.

È comune pensare che anziani in forma sia fisicamente che mentalmente, siano più giovani di quello che sembrano e che persone anziane resilienti e proattive siano eccezionali. Se vediamo una persona di 85 anni su Facebook ci stupiamo piacevolmente ma pensiamo che sia una vera e propria rarità.

Per cambiare questo modo di pensare che appartiene a tutti, anziani compresi, dobbiamo sfidare questi condizionamenti ageisti. Prendere in considerazione il fatto che persone che invecchiano con successo, possano diventare la norma invece che l’eccezione.

Fitness age vs chronological age

Possiamo iniziare a pensare all’invecchiamento in modo diverso, considerando la nostra età cronologica ben distinta dalla “Fitness age”, ovvero l’età calcolata in base alla prestanza fisica. Questo è un concetto messo a punto per la prima volta nel 2013 dalla Norwegian University of Science and Technology. Secondo gli esperti, indica in modo più preciso rispetto all’età anagrafica le aspettative di vita e l’età reale del proprio corpo. I parametri per calcolare la propria fitness age sono tra gli altri: la capacità respiratoria, la frequenza del battito cardiaco, il girovita e la routine di allenamento.

Il test poi consente di valutare il proprio VO2max, cioè il massimo consumo di ossigeno, parametro che dipende in gran parte dall’allenamento. Quindi non possiamo cambiare l’età cronologica, ma possiamo ridurre la nostra fitness age diventando fisicamente più attivi.

Molto interessante è quello che ha scoperto la biologa Elizabeth Blackburn.

La scienziata, vincitrice di un premio Nobel, si è messa a esplorare il mondo invisibile e filiforme dei filamenti cellulari che contengono il nostro codice genetico. Ha scoperto che le cellule si dividono e si moltiplicano all’interno del nostro corpo. Contengono al loro interno cromosomi, alle cui estremità ci sono dei terminali di importanza vitale chiamati “telomeri”. Secondo la Blackburn si possono paragonare le estremità dei filamenti del Dna “al cappuccio protettivo alla fine delle stringhe delle scarpe”.

Così come questo cappuccio, i telomeri si consumano e si rovinano col tempo. Alla fine si accorciano a tal punto che si staccano. L’invecchiamento di una cellula dipende dai suoi telomeri. Ad ogni divisione cellulare, i telomeri delle cellule figlie sono più corti rispetto a quelli della cellula madre, e così via. Quando questi continui sminuzzamenti rendono il telomero un moncherino quasi inesistente, la cellula non si divide più. L’eccessivo accorciamento dei telomeri ci fa percepire e vedere i segni dell’invecchiamento

Sembra a tutti gli effetti un cambiamento irreversibile, ma non deve per forza essere così. Elizabeth Blackburn dice che sui nostri telomeri abbiamo molto più controllo di quanto si pensi. Possiamo mantenere lunghi i nostri telomeri. Non arriveremo certamente all’immortalità, ma possiamo aspirare ad una “maggior durata della salute”. In concreto, un maggior numero di anni vissuti felicemente e senza malattia.

L’importanza della gestione dello stress

Tra i consigli che la scienziata dà il principale è quello di gestire lo stress. È provato che più siamo stressati, più si accorciano i nostri telomeri. Gli studi in laboratorio mostrano che l’ormone cortisolo dello stress riduce le attività di telomerasi. La telomerasi è l’enzima che evita che ad ogni replicazione del DNA, i cromosomi diventino sempre più corti. Lo stress ossidativo e l’infiammazione, ricaduta fisiologica dello stress psicologico, sembrano dunque erodere direttamente i telomeri.

Ciò sembra avere conseguenze devastanti per la nostra salute. Condizioni legate all’età come osteoporosi, diabete, obesità e malattie cardiache, fino all’Alzheimer e l’ictus, sono stati tutti collegati ai telomeri corti.

Le ricerche condotte dalla Blackburn si sono concentrate su mamme che si prendono cura di bambini affetti da autismo o da patologie croniche. Hanno rivelato che le persone più resilienti allo stress, che percepiscono la propria condizione come una sfida, piuttosto che come una fattore di stress, mantengono più lunghi i propri telomeri.

Efficacia della meditazione

Gli esperimenti suggeriscono che per invecchiare bene l’esercizio fisico unito ad una sana alimentazione e rapporti sociali positivi aiuta. Ma uno degli interventi più efficaci, apparentemente capace di rallentare l’erosione dei telomeri e forse farli allungare di nuovo è la meditazione.

La Blackburn e i suoi colleghi hanno invitato un gruppo di volontari a meditare in una zona del Colorado. Coloro che hanno completato un corso di tre mesi avevano il 30 per cento in più dei livelli di telomerasi rispetto ad un gruppo simile nella lista d’attesa.

Interessante è uno studio pilota degli operatori sanitari di demenza, condotto da Irwin della Ucls e pubblicato nel 2013. Questo studio ha constatato che i volontari che hanno praticato un’antica meditazione cantata, 12 minuti al giorno per otto settimane, hanno riscontrato un significativo aumento dell’attività telomerasi rispetto al gruppo di controllo che ascoltava solo musica rilassante.

Dean Ornish, medico e ricercatore, ha pubblicato nel 2013 uno studio relativo a uomini con un basso rischio di tumore alla prostata che hanno intrapreso degli importanti cambiamenti nello stile di vita, inclusa la meditazione. Attraverso questi cambiamenti hanno alzato la loro attività di telomerasi rispetto a degli uomini simili in un gruppo di controllo e dopo cinque anni avevano dei telomeri leggermente più lunghi.

Quindi l’obiettivo principale dell’invecchiare bene è quello di allungare la durata di un buon stato di salute

Possiamo diminuire il periodo di disabilità prima della morte e mantenere la salute psicofisica per il maggior tempo possibile

Se all’approssimarsi del terzo atto della vita molte persone si sentono come se la bomba ad orologeria stesse per esplodere, ora ci possiamo rilassare. Sapere che invecchiare non è così determinato dalla genetica ma bensì dalle scelte di vita che facciamo, è molto consolante. Invecchiare bene non è difficile, tanti lo stanno già facendo.

“Invecchiare bene è come scalare una grande montagna: mentre sali le forze diminuiscono, ma lo sguardo è più libero e la vista più ampia e serena.”

-Ingmar Bergman-

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Photo by LOGAN WEAVER on Unsplash

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