Mindfulness: alla scoperta dei nostri condizionamenti inconsci

Da insegnante di Mindfulness, credo che una buona parte della mia abilità di condurre i gruppi, derivi dalla capacità di gestire le mie emozioni. Infatti nel mio percorso di insegnamento, il fatto di praticare costantemente mi ha enormemente aiutato. Non potrei gestire il gruppo se non fossi in grado di gestire le mie emozioni.

Il mio continuo viaggio di introspezione alla scoperta dei condizionamenti inconsci che mi facevano reagire, mi ha aiutato a trovare serenità e ad essere in grado di trasmetterla agli altri.

Tutti abbiamo condizionamenti inconsci. È un’attività normale della nostra mente quella di processare, etichettare e dare priorità a tutte le informazioni che a tutti i livelli ci arrivano attraverso i sensi. Fa parte dell’evoluzione naturale, ci consente di valutare eventuali pericoli, ci dà un senso di protezione e controllo.

Questa attività della mente è comune a tutti e avviene spesso inconsapevolmente in modo continuo. L’unica cosa che possiamo fare è imparare ad esserne consapevoli nel momento in cui questi condizionamenti si attivano.

Come esseri umani passiamo molto tempo persi nella distrazione e spesso rispondiamo alle circostanze come se in noi ci fosse un pilota automatico innescato. Praticare Mindfulness significa essere consapevoli di ciò che accade nel momento in cui accade senza giudicare.

Con la pratica possiamo diventare consapevoli essenzialmente di 2 cose:

1. Attenzione: ovvero scegliere dove portare la nostra energia.

Prestare attenzione non solo a quello che vediamo o sentiamo ma anche ai nostri pensieri. I pensieri hanno un impatto sulla percezione del mondo intorno a noi. Perciò dobbiamo essere consapevoli dei nostri pensieri per riuscire a capire come mai il mondo ci sembra in un modo piuttosto che un altro.

Così usiamo la Mindfulness per continuare a portare l’attenzione al momento presente, accorgendoci dei pensieri spesso accompagnati da emozioni forti che tendono a farci reagire.

2. Intenzione: cioè il proposito di attuare un desiderio o un’aspirazione.

L’intenzione ha a che vedere con la sensazione che voglio provare. Ad esempio, se la mia intenzione è di diventare più empatica, più gentile o più paziente mi eserciterò in tutte le occasioni, in cui le circostanze lo richiedano.

Tutti noi abbiamo parti, che se vengono stimolate, scatenano reazioni in cui la risposta emotiva è molto più forte di quanto la situazione richiederebbe. Infatti, la vera crescita sta nel riconoscere che queste reazioni hanno poco a che fare con la situazione o la persona che le provoca, ma sono un’indicazione a guardarci dentro e a trasformare la situazione negativa in una opportunità di crescita e di guarigione.

Nel corso della vita abbiamo accumulato credenze limitanti su noi stessi o sugli altri, spesso senza averle nemmeno sperimentate di persona, basate sui condizionamenti che abbiamo ricevuto nel corso della vita dalla famiglia gli amici, la religione, e la società. In sostanza, questi messaggi inconsci, ricevuti da piccoli, hanno poi plasmato e creato quello che siamo adesso.

Non credo basti una vita intera per liberarci di tutti i condizionamenti inconsci, ma con l’aiuto della Mindfulness possiamo imparare a prestare un ascolto attento a ciò che sentiamo, in modo gentile. Con la pratica, impariamo a fermarci, accorgerci e così decidere di fare scelte diverse, che siano più in linea con la nostra intenzione e i nostri valori più profondi.

Photo by Daniel Adesina on Unsplash

1 Comment

  • Mauro 27 Luglio 2019 19:14

    Io proprio oggi ho reagito con rabbia ad una situazione che non so come spiegarmi. A volte,anzi,spesso, ho paura di uscire di casa e di affrontare eventuali giudizi di altre persone. Ieri son riuscito ( sempre da solo ) ad andare in una piscina. Dato che son seguito da una psicoterapeuta lei mi disse che ce l’avrei fatta. E ce l’ho fatta. Ma a quanto costo di energia!! Io non so se la mindfulness nel mio caso sia adatta. Ho troppa paura del giudizio delle altre persone: ti ricordo che sono invalido psichico all’80 % e che la ” depressione maggiore” mi ha fatto perdere oltre al lavoro anche mia moglie, dopo 17 anni di matrimonio.
    TU COSA NE PENSI?

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